Vito Franchini – L’Odore degli Schiavi (Le rotte di Madhat #3)

L’Odore degli Schiavi è il terzo e forse ultimo libro dell’avvincente avventura della Tigre d’Africa Madhat, scritta dall’autore self Vito Franchini. Scrivo “forse” perché nutro la segreta (mica tanto) speranza di leggere ancora qualche avventura dei Suburban…

L'odore degli schiavi

Informazioni e trama L’Odore degli Schiavi

Titolo: L’Odore degli Schiavi
Autore: Vito Franchini
Serie: Le rotte di Madhat #3
Editore: Self published
Genere: Avventura
Data d’uscita: 17 Gennaio 2017
Costo previsto:0.99 eBook
Pagine: 340

Trama L’Odore degli Schiavi: Lontano dalle arene dei gladiatori da anni, Madhat Suburban, esule di Shasmahal, la Città Meravigliosa, siede su un trono di agiatezza, circondato dal rispetto e dall’invidia.
Qualcuno lo attacca e riesce a metterlo in ginocchio privandolo, in maniera repentina e crudele, dei cardini stessi della sua esistenza.
Il suo passato torna a bussare e Madhat si ritrova, da solo,
là dove le acque del mare sono calde e limpide ma dove echeggia, cadenzato, il canto di dolore di migliaia di anime private dell’umanità.
Ma Madhat è una Tigre
e la Tigre, per sopravvivere, è destinata a combattere.

La serie Le rotte di Madhat è composta da:
1. Shasmahal. La città meravigliosa
2. Tigre d'Africa 
3. L'Odore degli Schiavi

OpiFla
pen5
Il libro come i precedenti, una volta che si inizia si fa fatica a mettere giù, perché le avventure sono molte, il mondo descritto con minuzia è affascinante e vivido e quando la narrazione diventa incalzante è decisamente irresistibile. L’inizio è d’impatto, sia per la scurrilità del personaggio sia perché ci si immerge sin da subito nell’atroce mondo della tratta degli schiavi che in Tigre d’Africa era solo accennato. Di conseguenza, si nota immediatamente un cambio di registro, la storia si è evoluta e la scrittura è più aggressiva, insomma quel che ho percepito io è stato una sorta di “lettore reggiti forte, abbandona ogni sensibilità che questa volta non avrai sconti”.
Il primo incontro con Charlotte brucia, è un personaggio che non riesco proprio a mandare giù, descritta poi come donna determinata, capace, intelligente mi ha indispettita parecchio. In Tigre d’Africa l’ho percepita come donnicciola di poco spessore, semplice (per non dire sempliciotta) e di certo priva di ogni capacità machiavellica che qui invece sembra appartenerle. L’unica furbizia messa in atto da Charlotte, a mio avviso, è stata quella di consolare (e “intortare”) un uomo che aveva perso ed era stato rifiutato dal grande amore. Per cui io qui non la riconosco e non voglio riconoscerle i pregi che le vengono attribuiti. Lei Madhat non lo merita per il semplice fatto che non è alla sua altezza, una tigre non può stare con un coniglio e il coniglio non può trasformarsi in una volpe. Chissà se visto il periodo storico in cui è ambientato il romanzo la poveretta prima o poi non si ammali di peste xD
Il personaggio che maggiormente mi ha colpita è stato Nicholas, l’ho adorato, e nella mia mente è ora il protagonista di un hystorical romance perché a figaggine fa 10 a 0 al padre. Esuberante, determinato, sfacciato, agguerrito e pronto a dimostrare di valere tanto e più del suo maestro. Insomma da perderci la testa!
Madhat si mantiene fedele a se stesso ed è un personaggio che convince e affascina. Il tempo passato ha solo contribuito a migliorarlo, per cui leggere ogni suo pensiero, ogni sua azione e avventura, è sbalorditivo! Mi ha fatto sentire fortunata, perché lui brilla di luce propria ed essere illuminati dal riflesso di essa è un privilegio. Lui è un buono in tutto e per tutto, anche quando uccide a mani nude e quando tradisce, è di certo un uomo guidato dai sentimenti.
I personaggi sono tutti perfettamente caratterizzati, anche quelli di poca importanza come Banjo, le avventure che come lettori viviamo tramite loro e con loro, ci spaventano, elettrizzano, irritano… e una fine così “netta” che ci strappa via da loro con i quali abbiamo appunto sudato, amato, corso, navigato è molto difficile da accettare. Devo ammettere che ho sperato con tutte le mie forze in una diversa conclusione per questo libro, ma a quanto pare non ci sconti né redenzioni.
Le emozioni che il libro regala sono tante, infiocchettate nel più sublime dei modi. L’autore dimostra una padronanza della nostra lingua davvero eccellente soprattutto nell’utilizzo di alcuni termini non convenzionali, che arricchiscono senza appesantire la lettura, tra l’altro nella narrativa di genere siamo abituati a leggere libri tradotti, e di certo i traduttori seppur bravi non si prendono tale disturbo.
Consiglio caldamente questa trilogia a chiunque abbia voglia di emozionarsi con una grande avventura ricca di colpi di scena e di fascino.

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